La Camera di Napoli

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Profilo Istituzionale

La Camera di Commercio, Ente autonomo di diritto pubblico provinciale ed elettivo, in forza della legge di riordino n° 580/93, svolge funzioni di supporto e di promozione degli interessi generali delle imprese nonchè, fatte salve le competenze attribuite dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato alle amministrazioni statali e alle regioni, funzioni nelle materie amministrative ed economiche relative al sistema delle imprese. 
Collegata in rete con l'intero sistema camerale in Italia e all'estero, integrata con altri organismi e istituzioni nazionali, sostenuta dalla collaborazione delle Associazioni imprenditoriali, la Camera costituisce per le imprese la porta di accesso alla Pubblica Amministrazione, il punto di confluenza tra attività produttive e Stato.

  • Archivio storico

  • La Camera di Commercio di Napoli dal gennaio 2003 ha dato inizio a una vasta operazione di recupero e valorizzazione del suo vasto patrimonio archivistico, grazie ad una proficua collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per la Campania.

  • Continua..

Due sono le principali funzioni della Camera di Commercio:

 

Le funzioni amministrative 
che rappresentano il nucleo storico delle attività camerali: la registrazione e la certificazione delle imprese; la gestione di albi, ruoli, elenchi; il rilascio di atti, certificati, autorizzazioni, licenze per attività particolari in Italia e all'estero;

 

Le funzioni di supporto alle imprese 
che impegnano l'Ente in interventi a favore dell'internazionalizzazione, assistenza e finanziamenti, informazione economica, formazione professionale, studi e ricerche, innovazione tecnologica, certificazione di qualità, arbitrato, conciliazione, servizi per adeguare la dimensione produttiva locale ai nuovi scenari economici europei. La Camera, inoltre, promuove, realizza e gestisce strutture e infrastrutture di interesse economico generale a livello locale, regionale e nazionale, partecipa a Enti e Consorzi, costituisce Aziende Speciali, strutture di servizio snelle che operano in specifici campi di intervento

 

La Storia dal 1880 ad oggi

1808 La istituzione della Camera di Commercio

La Camera di Commercio di Napoli viene istituita da Giuseppe Bonaparte con la legge n. 102 del 10 Marzo 1808. La legge comprende dieci articoli raggruppati in tre titoli. Nel primo di questi si dettano norme per la formazione della Camera, costituita da nove componenti, da un Intendente della provincia che la presiede, e da un segretario di nomina regia. Nel secondo titolo si regola il modo di elezione dei "nove componenti fra la classe dei migliori negozianti di genere all'ingrosso, o di cambio, nostri sudditi naturali o naturalizzati, e che abbiano casa di commercio in Napoli". Nel terzo titolo di determinano i compiti e le funzioni della Camera alla quale è riservata solo "facoltà consultiva". Spetta dunque a questa prima Camera di Commercio del regno di Napoli, di presentare al governo "le vedute sui mezzi pratici, e di fatti, onde accrescere la prosperità del commercio" e in particolare far conoscere " le cause che ne arrestano i progressi ed i mezzi di risorse, che possono ripararvi"; di occuparsi dell'organizzazione di una "Borsa" e di rappresentare "sopra tutto ciò che riguarda il favore e il diritto della mercatura nella esecuzione delle leggi di contrabbando"; di essere consultata sulla formazione dello stato generale di tutti i diversi pesi e misure del regno per formarne un ragguaglio ad un termine comune". Fra i compiti della Camera vi è anche quello di esprimere pareri "su tutti gli altri oggetti che le saranno inviati dà nostri ministri, e nei quali si crederanno necessarie le notizie pratiche e locali della mercatura della capitale." Spetta anche alla Camera, per mezzo di una assemblea costituita dai suoi membri e da 27 negozianti, e presieduta dall'Intendente, di concorrere alla formazione di una lista tripla di coloro che fra i negozianti, sarebbero stati scelti poi dal re come giudici del Tribunale di Commercio di Napoli. La Camera di Commercio nasce, quindi, come organo consultivo del governo in tema di mercatura e di traffici, e l'accrescimemto della prosperità del commercio si pone come il suo primario obiettivo. Il modello organizzativo della Borsa è quelo francese da indicato nel codice napoleonico ed esteso al regno di Napoli. Secondo tale modello, la Borsa di Commercio rappresentava la Camera dei commercianti, dei capitani di bastimento, degli agenti di cambio e dei mediatori. Dalle negoziazioni effettuate in tale Borsa, venivano determinati, e riconosciuti, dagli agenti di cambio e dai mediatori, i corsi dei cambi, delle mercanzie, delle assicurazioni, dei noli ed il prezzo dei trasporti per terra o per acqua. Nei primi suoi anni di attività la Camera di Commercio di Napoli non ebbe vita facile, perché mancava l'occorrente per svolgere la sua azione, e , soprattutto le mancavano i mezzi finanziari e la sede. Per oltre due anni la Camera fu costretta, pertanto , a tenere l'ufficio-il burò- ed a svolgere le sue sessioni nella casa del segretario. Bisognerà aspettare il 26 febbraio del 1810 per vedere con decreto n. 572 disposta la costituzione di un fondo per la manutenzione dell 'edificio- che nelle previsioni doveva essere quello del Monte dei Poveri Vergognosi, in via Toledo- destinato ad essere la sede della Camera. I settori di intervento della Camera in questo periodo sono: olii, cereali e pesca del corallo (attività tipica della zona di Torre del Greco).

1817-1860 La Camera consultiva di Commercio

L’11 marzo 1817 la Camera di Commercio di Napoli viene istituita ex novo e viene trasformata, mantenendo quasi del tutto i lineamenti originari, in Camera consultiva di Commercio. La Camera è ora alla diretta dipendenza del segretario di stato ministro degli Affari interni. Il mantenimento in vita delle norme del codice di Commercio, portava, ovviamente con sé, la continuazione immutata dell’attività della Borsa di commercio, o Borsa dei cambi. Sia la Camera consultiva di Commercio che la Bora di Napoli continuavano ad avere sede nell’edificio del Monte dei Poveri Vergognosi, in via Toledo, 341. Nel 1824 si decide che la Camera consultiva di Commercio e la Borsa dei cambi si trasferiscano dal palazzo del Monte e della Congregazione dei Poveri Vergognosi al palazzo dei Ministeri, che Ferdinando di Borbone aveva fatto a suo tempo costruire. Tenuto conto del carattere propriamente consultivo della Camera e del notevole numero di organismi e uffici che ad essa si rivolgevano, per il tramite dei ministeri o direttamente (dalla regia Dogana ai regi Lotti, dalla Giunta dei contratti della regia Marina alla Giunta generale dei contratti militari, dall’ufficio dell’Agente del Contenzioso alla Regia dei sali, dal Provveditorato della sussistenza militare alla direzione generale di ponti e strade- non è agevole giungere ad una classificazione completa dell'opera da essa condotta a termine in questo periodo e delle attività svolte. Dalla rete dei tanti rapporti, si possono prendere in esame quelli che, per il sostegno e lo sviluppo dell’economia, la Camera tiene con organismi che, come la Borsa, svolgono attività permanente nel campo dei traffici e dell'economia: banche, porto e dogana. Si può considerare inoltre l’attività di determinati settori quali, ad esempio, quelli del commercio dei cereali e degli oli, della pesca e della seta. Infine si può analizzare quest’operare della Camera consultiva di Commercio, attraverso la tipologia delle sue manifestazioni. Esse in sintesi sono: a) il parere della Camera su questioni di ampio respiro come ad esempio l’andamento dei cambi in un determinato periodo b) il parere sulle società di capitali e quindi sui loro statuti e sulle iniziative da promuovere. 3) l’interpretazione di particolari documenti, quali, ad esempio la congruità e validità del titolo offerto da negozianti a garanzia di terzi contraenti obbligati verso lo Stato per la fornitura di merci o servizi 4) giudizi sulle persone che devono coprire particolari incarichi, e se necessario, come per gli agenti di cambio e i sensali di commercio anche la loro designazioni. 5) un giudizio sulle controversie che venivano portate al suo esame. In questo stesso periodo la Camera di Commercio dedicò molta attenzione al commercio dei grani, alla sua disciplina, al suo andamento e quindi, alla messa a punto degli stessi strumenti giuridici che ne facilitavano il traffico, in particolare: l’ordine di derrata. Allo stesso tempo si soffermò a considerare il grave problema della regolamentazione dell’importazione dei grani. La posizione istituzionale della Camera Consultiva la rendeva naturale consigliera del governo e dei ministeri per quanto atteneva all’economia e al suo buon andamento, sia all’interno sia nei rapporti con l’estero; nello svolgimento di queste sue funzioni essa è stata paragonata al nostro attuale Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, con qualche elemento in più in quanto essa suggeriva anche le convenienze da rispettare nel perfezionamento dei trattati commerciali e si pronunziava sulle opportunità di costituire anche sedi consolari all’estero.

1860-1900 La Giunta provvisoria di Commercio La Camera di Commercio ed Arti

La Camera consultiva di Commercio borbonica veniva sciolta con il decreto del 9 gennaio 1861 n. 1 del luogotenente generale del re nell'Italia meridionale, Luigi Carlo Farini. Al suo posto, e con le stesse attribuzioni, veniva istituita una Giunta provvisoria di commercio, destinata a rimanere in vita finchè, con la legge generale dello stato, non si fosse provveduto al nuovo ordinamento delle Camere di Commercio. Fra i componenti c'erano banchieri ed assicuratori, uomini di affari che trattavano importazioni ed esportazioni, armatori, commercianti all'ingrosso e al dettaglio. Assidua fu l'attenzione per i problemi monetari e per tutto ciò che riguardava la Borsa, la cui cura veniva considerata una delle maggiori responsabilità della Giunta. Con legge n. 680 del 6 luglio 1862 vengono istituite, in tutto il regno unificato, le Camere di Commercio ed Arti, la cui circoscrizione territoriale, la sede e il numero dei componenti sono determinati in base a decreti reali emanati successivamente. Per la Camera di Napoli, in un decreto del 28 ottobre 1862, si parla soltanto di riordinamento mentre un provvedimento successivo determina in 21 il numero dei cuoi componenti. Il nuovo istituto si presenta distinto da due fondamentali caratteristiche: quella della elettività di tutti i suoi componenti, compreso il presidente per cui è piena la sua autonomia; quella della estensione dei suoi compiti anche al campo industriale avendo, le Camere stesse come loro compito principale il "promuovere" e "rappresentare presso il governo "gli interessi commerciali e industriali" della loro circoscrizione. Spetta, pertanto a tali Istituti, più particolarmente, oltre agli antichi compiti, di avere alle dipendenze le Borse di Commercio, esercitando le attribuzioni risultanti dalle leggi relative agli agenti di cambio, mediatori e periti nonché di procedere alla formazione della lista degli eleggibili a giudice del Tribunale di Commercio; di presentare al governo le informazioni e le proposte che giudicheranno utili al traffico, alle arti e alle manifatture, fornendo il proprio parere sui modi di accrescere la prosperità commerciale ed industriale, indicando le cause che la impediscono ed i mezzi per rimuoverle; di predisporre e pubblicare annualmente una relazione al ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio " sovra la statistica e l'andamento del commercio e delle arti del loro distretto". E' data inoltre facoltà di stabilire e dirigere uffici per la stagionatura e il saggio delle sete, di ottenere dal Ministero d'Agricoltura speciali incarichi relativi al commercio, nonché l'amministrazione di empori pubblici; di provvedere, in proprio o col concorso del governo, della Provincia o del Municipio alla istituzione o mantenimento di scuole per l'insegnamento di scienze applicate al commercio ed alle arti. Fra le facoltà attribuite alla Camera di Commercio ed Arti, nascenti da una concezione più democratica, rientravano sia quella di "riunirsi con altre Camere del Regno, in assemblee generali, onde esaminare questioni commerciali ed industriali d'interesse comune, sia quella di poter "convocare in assemblea generale determinate categorie di elettori del distretto della Camera per l'esame di questioni d'interesse commerciale ed industriale". In questo periodo la Camera si mostra particolarmente impegnata nel seguire le vicende legate alla sicurezza ed alla efficienza del porto. Nel 1886 la Camera di Commercio ed Arti di Napoli prende l'iniziativa di costituire una Camera di arbitaggio , formata da un collegio arbitrale con il compito di esaminare e risolvere le contestazioni tra i venditori ed i compratori di cereali, semi e liquidi, tanto per le merci d'importazione che per quella di esportazione. Il collegio è diviso inizialmente in tre sezioni, una per i Cereali, una per i Semi, una per i Liquidi. Successivamente ne viene aggiunta una quarta per le Pelli. Il collegio è formato da 12 arbitri per i cerali, 9 per i semi, 9 per i liquidi, 7 per le pelli. Due terzi di essi sono rappresentati da negozianti, agenti di cambio e industriali, l'altro terzo da sensali. Nella seconda metà del 1893 la stessa Camera di Commercio ed Arti assumeva l'iniziativa della creazione di un Collegio arbitrale, per la soluzione di ogni questione di carattere commerciale, affidando ad un'apposita commissione l'incarico di determinare le linee procedurali dell'istituto, con la guida del titolo sul Compromesso disciplinato dal codice di procedura civile. Un particolare regolamento avrebbe dovuto prevedere le modalità della costituzione di tale collegio e la scelta degli arbitri in relazione alla controversia da esaminare. Tale regolamento venne approvato il 2 agosto 1895 dando vita all'Istituto arbitramentale di commercio. Con la costituzione di questo istituto , la Camera si proponeva di procurare una soluzione imparziale, economica, definitiva delle controversie, giovandosi dell'esperienza, del tecnicismo e del senso politico degli arbitri. Il ruolo degli arbitri era costituito da 100 membri scelti, da un comitato di esperti, fra persone esercenti commercio, industrie, arti e trasporti, negozianti di borsa o di banca. L'Istituto eleggeva nel proprio seno un ufficio di presidenza che, ricevuta un istanza di intervento, tentava la conciliazione delle parti. In questo periodo storico la Camera è molto attiva nel tutelare e sollecitare l'attività della marina mercantile attraverso: l'apertura di nuove linee di navigazione, informazioni, indicazioni e pareri ai ministeri interessati, l'approfondimento e l'esame dei problemi e delle norme che si riferiscono alla navigazione ed ai traffici marittimi.

1892 - Il nuovo palazzo della Borsa

Il 14 novembre del 1892, dopo lunghe ed intense trattative con l'Ispettorato del Risanamento e con la commissione per la conservazione dei monumenti, la Camera di Commercio diventava proprietaria dell'intera area del nuovo isolato 51 del piano del Risanamento prospiciente sulla nuova piazza di Porto, attuale piazza borsa.. Nel contratto di acquisto si precisava che l'area doveva essere adibita per la costruzione di un edificio destinato all Borsa di commercio ed altri usi commerciali e amministrativi, intendendosi con ciò escludere soltanto le botteghe ad uso di rivendita e le case ad uso di private abitazioni. Immagine 13300 La Camera si impegnava a completare l'edificio, per la parte in muratura, entro ventisei mesi e per le decorazioni esterne entro trentadue mesi dalla data della consegna della zona. L'intera area acquistata comprendeva anche l'antichissima cappella di S.Aspreno e la Camera si obbligava: 1. ad eseguire a sue cure e spese sotto la vigilanza del Vice Presidente della Commissione per i monumenti municipali, un pronato alla Cappella di S.Aspreno nello spazio tra la chiesa e via S.Aspreno; 2. a lasciare uno spazio vuoto sulla cupola della stessa in modo che la ridetta cupola restasse libera; 3. a compiere tutti i lavori di riduzione ed adattamento secondo le indicazioni planimetriche. Alla Camera era lasciata la facoltà, una volta lasciato libero lo spazio sopra la cupola, di "sopraedificare alla Cappella stessa in guisa da non danneggiare la Cappella e la sottostante cripta" Nella seconda metà del febbraio 1894 sulla poderosa piattaforma di fondazione cominciò a levarsi l'edificio ed i lavori, progettati e diretti dall'architetto Alfonso Guerra e dall'ingegnere. Luigi Ferrara, furono completati il 28 ottobre 1897 Immagine 13302 Didascalia Immagine: Palazzo della Borsa Il salone delle contrattazioni Nella loro prima utilizzazione i locali dell'edificio ebbero la seguente destinazione: la Borsa occupava, ovviamente la grande sala centrale nella quale si svolgevano le sue fondamentali operazioni mentre il vestibolo era destinato, nelle ore serali, al cosidetto "borsino". Le sale laterali servivano alle riunioni degli agenti di cambio e dei sensali, alla deputazione di Borsa, al sindacato, nonché a tutti quei servizi che alla Borsa erano necessari per il disimpegno delle sue funzioni (ufficio postale e telegrafico, sale per telefono, per lettura e scrittura). Per gli agenti di cambio, nell'ammezzato, erano stati ricavati ventidue uffici; la rimanente parte dell'ammezzato era destinata a sede di banche e più della metà era stata già locata dal Banco di Napoli. Al secondo piano la Camera di Commercio aveva posto la sua sede sia per quanto si atteneva ai locali di presidenza e rappresentanza, sia per quanto si riferiva agli uffici. Si era provveduto a costituire una grande Biblioteca e la metà del piano attico era adibito a sede di un laboratorio chimico sperimentale gestito dalla Camera stessa. Si erano anche riservati dei locali per un costituendo museo archeologico.L'inaugurazione del nuovo palazzo della Borsa avvenne nei giorni 29,39 e 31 ottobre 1899.con manifestazioni che richiamarono l'attenzione di tutta la città di Napoli. Tali manifestazioni ebbero inizio con la benedizione dell'edificio da parte del cardinale arcivescovo Prisco alla presenza dell’on. Antonio Salandra, Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio.

1900-1943 L'ultimo decennio della Camera di Commercio ed Arti La Camera di Commercio e Industria Il Consiglio provinciale dell'Economia

Il Consiglio provinciale dell'Economia corporativa Il Consiglio provinciale delle corporazioni Fin dai primi anni del Novecento la Camera di Commercio ed Arti di Napoli si trovò a fronteggiare, al suo interno e nella sua azione verso l'esterno, alcune situazioni radicate negli eventi che sul finire del secolo precedente si erano determinati. Fra di esse quella relativa alla definizione delle pendenze derivanti dalla costruzione della nuova Borsa, e sul piano generale, la continuazione dell'azione intrapresa per concorrere al risorgimento economico di Napoli. Notevole fu in questo periodo, il contributo dato, dalla Camera di Commercio ed Arti di Napoli, all'azione intrapresa dal governo per il riordinamento dei servizi marittimi. E' sempre in questo periodo che la Camera cura l'aggiornamento ed il riordinamento della biblioteca. Con legge n.121 del 20 marzo 1910 si procede al riordinamento delle Camere di commercio ed arti del Regno, che secondo tale provvedimento, assumono la denominazione di "Camere di commercio e industria" ritenendosi che il termine industria servisse a designare con maggiore proprietà, rispetto a quello d'arti, un settore che si andava sempre più imponendo. Il riordinamento riguarda la base territoriale della Camere ed i loro Consigli. Immutati rimangono gli scopi indicati dalla legge del 1862, ma si precisa che "gli interessi commerciali ed industriali" da rappresentare sono quelli del "proprio distretto" e che di essi le Camere potevano assicurare e promuovere lo sviluppo "in armonia con quelli generali economici della nazione". Con il nuovo provvedimento legislativo vengono affidati alle Camere di Commercio e Industria compiti che, sul piano generale, sono più precisi ma non dissimili da quelli indicati dalla vecchia legge. Fra i nuovi e più importanti incarichi vi è: quello di raccogliere e registrare le denuncie che, ai sensi della stessa legge, devono essere fatte da chiunque che, sia individualmente, che in società con altri, eserciti commercio e industria; quello di compilare e rivedere periodicamente la raccolta degli usi e delle consuetudini commerciali del proprio distretto; quellodi formare mercuriali e listini e rilasciare le relative attestazioni; quello di autenticare le firme dei commercianti inscritti nel Registro delle ditte, di certificare sull'ammissibilità dei concorrenti alle gare per gli appalti, di rilasciare certificati d'origine delle merci, e attestati di legittimità ai viaggiatori di commercio. Fermo restando i compiti e le facoltà loro spettanti nei riguardi della Borse di Commercio, o per l'impianto e l'amministrazione di stabilimenti per il saggio e la stagionatura della seta, le Camere di Commercio e Industria ora possono, con l'autorizzazione del competente ministro, dirigere e amministrare: musei, stanze di compensazione, magazzini generali e simili strutture; nonché istruire premi d'incoraggiamento e far parte di consorzi aventi lo scopo di giovare all'industria o al commercio. Organi delle Camere di Commercio e Industria sono: il Consiglio camerale composto di consiglieri eletti, per quattro anni in un numero che non piò essere inferiore a 11 o maggiore di 31; il presidente, eletto dal Consiglio e che resta in carica due anni. Il regio.decreto .legge.dell' 8 maggio 1924 n.750, che prende il nome del ministro proponente Orso Corbino, dà vita ad un processo di trasformazione dell'istituto camerale che gli conferisce una buona parte delle caratteristiche che oggi gli sono proprie. Il decreto Corbino fornisce una maggiore precisazione della natura pubblicistica degli enti camerali e ne indica in maniera più esatta i compiti: esprimere pareri e fornire informazioni all'autorità centrale, organo consultivo delle autorità locali nelle questioni riguardanti l'industria e il commercio, ruolo di osservatore provinciale del movimento statistico dell'industria e il commercio, nell'operare quale osservatore provinciale del movimento statistico dell'industria e del commercio. Concorrono a determinare questo nuovo profilo anche la sanzionata facoltà di "promuovere la costituzione di collegi arbitrali per la risoluzione di controversie in materia commerciale o industriale e l'assegnazione alle Camere delle attribuzioni fino allora demandate alle prefetture e sottoprefetture, dalle leggi e dai regolamenti vigenti in materia di disegni e modelli di fabbrica e di marchi, segni distintivi di fabbrica e di marchi internazionali. In rapporto a questa nuova configurazione si fa quindi più sensibile il controllo dello Stato e si allunga la serie degli atti soggetti all'approvazione ministeriale, aggiungendovisi tutti i regolamenti camerali e la stipulazione dei mutui.I maggiori cambiamenti sono apportati dalla legge alla struttura degli organi camerali, anzitutto portando a 40 il numero massimo dei membri del Consiglio, poi promuovendo l'articolazione del Consiglio stesso in due o tre sezioni (industriale, commerciale, marittima) e infine istituendo la Giunta, composta, secondo i regolamenti della Camera da cinque a nove membri. In questo periodo la Camera dedica notevole attenzione alle questioni riflettenti l'ordinamento, lo sviluppo e il traffico del porto di Napoli; sia occupandosi delle tariffe e dei lavori di completamento ed assestamento; sia intervenendo per la sistemazione del servizio ferroviario e per il miglioramento degli approdi; sia adoperandosi affinché Napoli si trasformi in un porto di armamento di compagnie di navigazione. Anche le tariffe doganali e i trattati di commercio sono oggetto di valido interessamento. Il processo di trasformazione degli enti camerali si conclude nella sua prima fase con la legge 18 aprile 1926 n. 731 che istituisce i Consigli provinciali dell'economia, facendo confluire in esso i compiri e l'amministrazione delle Camere di Commercio e del Consiglio agrario provinciale. I membri del Consiglio erano designati dai sindacati dei datori si lavoro e dei lavoratori, presidente del Consiglio è il prefetto della provincia e c'è poi un vice presidente ( nominato dal ministro per l'Economia nazionale) al quale spetta l'effettiva guida dell'istituto. Con successiva legge del 16 giugno 1927 n. 1071, accanto ai Consigli vengono istituiti gli uffici provinciali dell'economia, che rappresentano un'ulteriore stretta di freni in senso statalistico. Secondo tale legge gli uffici sono alle dirette dipendenze del ministero dell'Economia nazionale, curano l'esecuzione dei suoi atti e provvedimenti e promuovono , sotto le sue direttive, lo sviluppo economico della provincia. Essi funzionano altresì come uffici di segreteria dei Consigli provinciali dell'economia. Segue la legge del 18 giugno 1931 n. 875 legge che muta la denominazione dell'istituto in Consiglio provinciale della economia Corporativa e Ufficio provinciale delle economie corporative. Infine nel 1934 un testo unico (r.d. 20 settembre 1934 n.2011) riordina tutti questi provvedimenti legislativi in un corpo unitario. Nella seconda metà del 1937, il decreto legge del 28 aprile 1937 n. 524 faceva assumere ai Consigli provinciali dell'economia corporativa la denominazione di Consigli provinciali delle corporazioni accentuando ancora più nella composizione e nella formazione degli organi le caratteristiche di subordinazione al regime.

La cappella e la cripta di S. Aspreno

L'antichissima Cappella di S.Aspreno, compresa all'interno dell'edificio del Palazzo della Borsa, porta il nome del primo vescovo di Napoli, Aspreno, che resse la cattedra vescovile per 33 anni, al tempo dei papi Clemente, Anacleto, Evaristo, Alessandro e degli imperatori Traiano e Adriano. Nella leggenda, egli sarebbe stato consacrato da S. Pietro quando questi, sostando a Napoli, avrebbe celebrato messa su quell'altare che, con i capitelli, la tradizione indica proveniente dalla chiesa di S.Pietro ad Aram. Si narra anche che S.Aspreno avesse celebrato messa all'altare dell'ipogeo dell'attuale chiesetta a lui dedicata. Dalla chiesetta per mezzo di 13 scalini si scende nella cripta dove, secondo la leggenda, il protovescovo napoletano vi avrebbe celebrato messa e, addirittura, dimorato. E' assai attendibile supporre che la Cappellina di S. Aspreno esistesse già in età bizantina, intorno al sesto secolo o poco più tardi, isolata sulla spiaggia a venerazione dei pescatori e che l'accresciuto livello del suolo, in seguito all'espansione della città verso il mare, abbia totalmente modificata la condizione originaria rendendo "cripta" la cappella che aveva utilizzato un antico ambiente termale.

1944-1967 La ricostituzione della Camera di Commercio

Caduto il fascismo e sciolti gli organi corporativi, mentre una circolare del governo Badoglio ripristina la denominazione del Consiglio provinciale dell'economia per i Consigli provinciali delle corporazioni l'organismo napoletano, nell'agosto del 1943, viene affidato ad un commissario straordinario, nella persona dell'industriale Paolo Signorini. Il dodici settembre, la rabbia teutonica che infuria sull'Università, spargendo sangue di vittime innocenti, colpisce anche il palazzo della Borsa, e tenta di distruggerlo, collocando e facendo brillare una mina sotto il salone del primo piano, ove si trovano i registri dell'anagrafe commerciale. Per fortuna l'esplosione riesce soltanto a sfondare il pavimento e quello corrispondente al piano superiore ove si trovano i documenti del Centro studi per il Mezzogiorno che vengono distrutti nella loro quasi totalità. Sopravvengono le convulse eroiche giornate della liberazione e il 4 ottobre la città è liberata. Con provvedimento del Governo militare alleato il 10 dicembre 1943 il Consiglio provinciale dell'economia viene soppresso. Questo provvedimento contrastava con quanto, dopo lo sbarco degli alleati, era accaduto in Sicilia ove si erano spontaneamente ricostituite le Camere di Commercio. Finalmente con decreto legge del 21 settembre 1944 i Consigli e gli Uffici provinciali dell'economia sono soppressi e viene ricostituita, in ogni capoluogo di provincia "la Camera di Commercio Industria ed Agricoltura" con il compito di coordinare e rappresentare gli interessi commerciali, industriali ed agricoli della provincia, nonché di esercitare le funzioni e i poteri demandatili dalla legge, fino allora attribuiti ai soppressi Consigli dell'economia. Il provvedimento prevedeva la costituzione di un Consiglio con funzioni amministrative, la cui composizione e le modalità di elezione si sarebbero dovute regolare con successive disposizioni; tale Consiglio avrebbe dovuto eleggere al suo interno, il presidente e i vice presidenti. Di fatto fino all'entrata in vigore della legge di riordino del sistema camerale n. 589 del 1996 l'amministrazione della Camera è stata affidata ad una Giunta composta da un presidente, nominato dal ministro per l'Industria ed il Commercio e da quattro membri nominati dal prefetto, con l'approvazione del ministero Industria e Commercio, scelti fra commercianti, industriali, agricoltori e lavoratori.

1967-1978 Un decennio difficile e operoso Il nuovo palazzo della Borsa Merci

Con deliberazione n. 45 del 25 gennaio 1968 è aggiornato il regolamento della Consulta economica provinciale in base al quale la Consulta è ripartita in sette sezioni: Commerciale, Credito e Assicurazioni, Industriale, Marittima, Trasporti e Comunicazioni, Turismo e sezione speciale per il commercio estero. Intensa è in questi anni l'attività di tutte le sezioni della Consulta. La sezione agricola della Consulta svolge un'attività che ha per oggetto la sanità ed i miglioramenti della zootecnia provinciale, mentre si porta l'attenzione anche su problemi settoriali come la disciplina della viticoltura o lo sviluppo della cooperazione, o particolari, quali la lotta alla fumaggine dell'olivo nella penisola sorrentina. Anche il settore forestale è oggetto di una serie di interventi, mentre nel campo zootecnico particolare attenzione viene dedicata alla disciplina e quindi al controllo della monta taurina ed al sostegno del Consorzio tenutari stazioni monta taurina. Non meno curati sono quei problemi che si riferiscono ai rapporti dell'agricoltura con l'industria ed il commercio. Un apposito comitato approfondisce i complessi rapporti tra agricoltura ed industria conserviera, mentre si pone allo studio la costituzione di un mercato all'ingrosso per il commercio dei fiori. La sezione agricola si occupa anche della denominazione d'origine dei vini e pone in primo piano l'esame dei problemi relativi alla polverizzazione delle aziende. Anche la sezione artigianato ha il sostegno di comitati e strutture che hanno negli appositi uffici camerali i loro strumenti esecutivi. L'attività di questi organi si sviluppa sia sul piano provinciale che su quello regionale con la tenuta di albi, con la gestione della cassa mutua, con l'organizzazione di convegni, mostre e rassegne. La sezione industriale si occupa di leggi che promuovono l'industrializzazione delle regioni meridionali, portando il suo esame sia al problema degli incentivi finanziari, sia a quello degli oneri sociali. Non meno ampia è l'azione svolta dalla sezione commercio interno nel far fronte ai complessi suoi compiti ed in particolare a quanto occorre fare per porre gli operatori economici del settore in condizione di svolgere meglio la loro attività. L'attività svolta dalla sezione per il commercio estero viene indirizzata, in conformità alle esigenze del momento, verso la promozione dell'attività di scambio e in particolare verso l'esportazione. In quest'ottica si pongono due iniziative di particolare rilievo: quella della costituzione del Centro operativo interregionale campano molisano promosso d'accordo con le Camere di Commercio delle due regioni. La Sezione marittima infine, polarizza la sua attenzione verso i gravi e sempre più impegnativi problemi della organizzazione e della strutturazione del porto di Napoli. In questo periodo giunge a compimento la costruzione dell'edificio della Borsa Merci. Espletato il concorso per il progetto di massima, ed assegnato il 1° premio al progetto contraddistinto col motto "sagittario", il 30 settembre 1965 viene dato l'incarico per il progetto esecutivo, restando affidato il progetto architettonico e il coordinamento della progettazione integrale al prof. Michele Capobianco, all'arch. Riccardo Dalisi, all'arch. Massimo Pica Ciamarra. Nell'aprile del 1967 si espleta la gara di appalto fissando come termine di ultimazione dei lavori il marzo del 1971. I lavori furono condotti dall'impresa De Lieto Costruzioni Generali S.n.c. I lavori sono compiuti nel termine fissato e l'entrata in funzione ebbe luogo gradualmente, a mano amano che l'impresa costruttrice rendeva disponibili le sale, gli uffici, i box e le altre parti del fabbricato cosicché a fine aprile del 1971, le contrattazioni dei cereali e derivati dei vini, oli, e del caffè potevano essere trasferite, dalla vecchia sede di Via Mercato dei Grani al nuovo complesso. L'edificio della Borsa Merci, sito al Corso Meridionale 58, si presenta tra le più indicative espressioni dell'architettura moderna napoletana. L'inaugurazione ufficiale del nuovo edificio ebbe luogo il 29 novembre del 1971 con l'intervento del ministro dell'Industria e Commercio, sen. Silvio Gava, del presidente della Giunta Regionale, avv. Mancino e del prefetto dott. Fabiani. Con deliberazione n. 446 dell'8 settembre 1972 viene istituito il CESVITEC "Centro per la promozione e lo sviluppo tecnologico delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno" con l'appoggio del ministro dell'Industria e il parere favorevole del ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno. Si tratta di un'Azienda speciale della Camera la cui finalità precipua è quella di facilitare l'approccio delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno ai problemi tecnologici nei quali il profilo strettamente economico s'intreccia intimamente con connotazioni di carattere tecnico. L'azienda è condotta da un Consiglio di Amministrazione presieduto da un presidente protempore della Camera di Commercio. Il Cesvitec, in questi anni, svolge un'intensa attività promozionale della ricerca applicata all'industria, realizza studi e ricerche rivolte ad una più approfondita conoscenza della struttura produttiva meridionale e delle prospettive di sviluppo di alcuni settori al fine della messa a punto di un programma di assistenza delle aziende interessate; inoltre il complesso delle attività formative realizzate negli anni 1973, 1974, 1975, 1976, stanno a testimoniare una presenza attiva in un settore strettamente legato all'incremento industriale. Per venire incontro alle esigenze di un sistema economico, come quello napoletano, che richiedeva organi e servizi sempre più finalizzati e qualificati e per essere sempre più in grado di snellire e definire le procedure della commercializzazione, nel 1974, la Giunta camerale assume due importanti decisioni: quella di istituire una Camera arbitrale; quella di concorrere a dar vita all"Istituto per la valorizzazione e la tutela dei prodotti regionali (IRVAT) ". Tale istituto, organo delle Camere di Commercio e dell'Ente di sviluppo in Campania, ha la sua sede presso la Camera di Commercio di Napoli e si propone di coordinare, quanto è necessario e opportuno per valorizzare e tutelare le produzioni regionali, e ciò sia con la tipizzazione , la qualificazione e differenziazione delle produzioni, sia con il favorire la loro diffusione e introduzione sui mercati interni ed esteri, sia assistendo le imprese che non hanno scopo di lucro Con un protocollo d'intesa firmato il 10/12/1975 l'Associazione italiana per l'arbitrato e la Camera arbitrale presso la Camera di Commercio di Napoli decidono di collaborare per la "realizzazione di un servizio di arbitrato nelle controversie internazionali, da mettere a disposizione di tutti gli operatori economici della Camera di Commercio di Napoli e di chi altro si rivolga alla sua Camera arbitrale."

La legge 580/93 di riordino del sistema camerale Il Registro delle imprese

Bisognerà attendere la legge di riordino del sistema camerale n. 580 del 1993 per ottenere un complesso di norme in grado di dare un nuovo assetto istituzionale alle Camere di Commercio. In base alla suddetta legge la Camera di Commercio risulta essere un ente autonomo di diritto pubblico provinciale ed elettivo che svolge funzioni di supporto e di promozione degli interessi generali delle imprese nonché, fatte salve le competenze attribuite dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato alle amministrazioni statali e alle regioni, funzioni nelle materie amministrative ed economiche relative al sistema delle imprese. In particolare il 6° comma dell'art. 8 della legge 580 da attuazione al registro delle imprese già configurato dal codice civile la cui disciplina organizzativa viene sancita dal regolamento applicativo delle legge D.P.R. 7/12/1995 n. 581. Il laboratorio chimico merceologico di Napoli, sorto nel 1938 allo scopo di controllare le merci provenienti dalle colonie italiane, dal 01/01/1996 è stato trasformato in Azienda Speciale della Camera di Commercio di Napoli. L'Azienda è attrezzata e strutturata per offrire una vasta gamma di servizi all'utenza tra cui l'analisi per il controllo qualità nei settori agro-alimentare, ecologico, microbiologico e industriale. Immagine 13316 Didascalia Immagine: Il centro antico di Napoli e, sul fondo,gli edifici del Centro Direzionale La Camera di Commercio di Napoli, aderendo ad un progetto della Commissione Europea, da vita nel 1989 al primo Eurosportello del Mezzogiorno. L'Eurosportello di Napoli, costituito come azienda speciale della Camera, fa parte della rete europea degli Euro Info Center. La Rete degli Euro Info center è stata creata allo scopo di migliorare l'accesso all'informazione e di fornire un servizio di assistenza nel settore del mercato interno e delle altre politiche europee destinate alle imprese, in particolare le piccole e medie Imprese (PMI). Scopo dell'Euro Info Centre di Napoli è fornire alle imprese tutte le informazioni necessarie alla loro crescita produttiva ed offrire loro un rapido collegamento con le iniziative e le attività dell'Unione Europea. Successivamente l'Eurosportello ha regionalizzato la propria struttura organizzativa con antenne presenti presso ciascuna Camera di Commercio Campana. La Camera di Commercio di Napoli dispone dal 1997 anche di una sede di rappresentanza a Bruxelles, costituita al fine di garantire un canale privilegiato di contatto con le Istituzioni europee. L’impegno che l’Ente camerale si è assunto è di assicurare un flusso diretto di informazioni e un servizio di assistenza tecnica per un migliore utilizzo delle risorse comunitarie, nonchè di rappresentare gli interessi delle istituzioni e degli imprenditori campani presso l`Unione Europea. Dal 19 febbraio 1996 sono aperti i nuovi locali, acquistati presso il Centro Direzionale di Napoli, e destinati quale attuale sede degli uffici del Registro delle imprese.

Rinnovo Organi 2015 e Consulta provinciale delle professioni della CCIAA di Napoli

La Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Napoli ha avviato le procedure per la ricostituzione del consiglio della CCIAA di Napoli per il quinquennio 2015 - 2020.